A St Andrews, nell’ambito del progetto Bioplastics, Social Plastics, and Just Plastics in a Circular Economy, il 13 e 14 giugno si è svolto un workshop a tema Just Transition. L’obiettivo degli organizzatori – i ricercatori del progetto finanziato da UKRI – era rafforzare il dialogo tra ricerca, istituzioni, lavoratori e industria, favorendo l’accesso dei decisori politici alle più recenti evidenze scientifiche sulla gestione dei rifiuti plastici.
Il 13 e 14 giugno, presso l’Università di St Andrews, in Scozia, si è svolto il workshop “ust and Sustainable Plastic Waste Management” nell’ambito del progetto Bioplastics, Social Plastics, and Just Plastics in a Circular Economy (UKRI FLF MR/Y003853/1).
L’iniziativa ha riunito accademici, decisori politici, waste pickers, rappresentanti del terzo settore e dell’industria con l’obiettivo di promuovere un confronto multidisciplinare sulla gestione dei rifiuti plastici. Lo scambio di conoscenze, competenze ed esperienze è stato pensato per contribuire allo sviluppo di sistemi di raccolta, riutilizzo e smaltimento più equi e sostenibili.
Il dibattito nasce dalla crescente consapevolezza che gli attuali modelli di produzione e gestione dei rifiuti siano responsabili non solo di un diffuso degrado ambientale, ma anche di profonde disuguaglianze sociali. In questo contesto, le condizioni di lavoro dei waste pickers – i lavoratori informali impegnati nella raccolta e nel recupero dei materiali riciclabili – rappresentano un esempio emblematico della necessità di politiche e strumenti giuridici capaci di riconoscere, valorizzare e tutelare il loro contributo.
Negli ultimi anni, soprattutto a livello europeo, sono stati sviluppati nuovi sistemi di riutilizzo e riciclo della plastica. Tuttavia, tali modelli continuano a sollevare interrogativi sulla loro efficacia, sul loro impatto ambientale e sociale e sulla loro reale capacità di garantire equità e sostenibilità.
Per affrontare queste questioni, il workshop ha integrato prospettive differenti ma complementari: dalle scienze ambientali agli studi sulla giustizia sociale, dall’innovazione nelle politiche pubbliche fino all’esperienza diretta degli operatori del settore. L’obiettivo degli organizzatori – i ricercatori del progetto finanziato da UKRI – era rafforzare il dialogo tra ricerca, istituzioni, lavoratori e industria, favorendo l’accesso dei decisori politici alle più recenti evidenze scientifiche sulla gestione dei rifiuti plastici.
La domanda che ha guidato i lavori è stata: come si possono misurare e implementare la sostenibilità e la giustizia nella gestione dei rifiuti plastici? Da questo interrogativo sono emersi numerosi temi di discussione, tra cui l’analisi delle politiche e delle pratiche che hanno dimostrato maggiore efficacia nel contrastare l’inquinamento da plastica, la valutazione delle tecnologie più adatte a sostenere una transizione ecologica e la necessità di affrontare le disuguaglianze generate dagli attuali sistemi di gestione dei rifiuti.
Al workshop hanno preso parte rappresentanti provenienti da diversi Paesi del mondo. Per l’Italia è intervenuto Pietro Luppi, presidente di Rete ONU, che insieme a Matteo Saltalippi, ricercatore dell’Università di St Andrews e tra gli organizzatori dell’iniziativa, ha presentato i risultati dell’ultima ricerca dedicata ai waste pickers italiani, realizzata nell’autunno del 2024 nell’ambito dello stesso progetto di ricerca (disponibile qui).
L’eterogeneità geografica e professionale dei partecipanti ha favorito un confronto approfondito sulle differenze e sulle convergenze tra gli approcci adottati nei Paesi del Nord e del Sud globale. Tra i temi affrontati vi è stato anche lo stato dei negoziati sul Trattato Globale sulla Plastica, con una riflessione sui possibili sviluppi e sul loro impatto futuro.
Al termine delle due giornate di lavoro è stata elaborata una guida di indirizzo per le politiche pubbliche, pubblicata dall’Università di St Andrews con il titolo “A–Z Guide to Just and Sustainable Plastic Waste Management”. È inoltre prevista la pubblicazione di uno speciale numero di una rivista scientifica dedicato ai principali temi emersi durante il workshop.
L’incontro si è svolto secondo le regole della Chatham House Rule, che garantiscono la riservatezza degli interventi per favorire un confronto aperto e costruttivo.


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