Il riutilizzo, in quanto è un processo non energivoro e alla portata di tutti, è secondo nella gerarchia delle 4 R dell’Unione Europea (Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio, Recupero) solo alla Riduzione dei rifiuti. Il motivo della sua frequente assenza nei Piani di Gestione dei Rifiuti è dovuto a una difficoltà di sistematizzare il settore dell’usato, un universo variegato e ad oggi ancora prevalentemente informale.

Secondo il dizionario Treccani “riusare” significa: «Usare, adoperare di nuovo, una seconda o un’ulteriore volta». In altri termini potremmo dire che il riutilizzo è un modo per allungare il ciclo di vita dei beni, riducendo sia l’eventuale consumo di materie per produrne altri sia il flusso che finisce in discarica. I benefici ambientali ed economici del riuso appaiono in modo lampante a chiunque, e al netto della quantità di beni che la società dei consumi ha immesso nel mercato oggi la cosa più intuitiva, in un’ottica di riduzione degli scarti, è evitare di rendere rifiuto un oggetto ancora buono e utilizzabile; infatti nella gerarchia delle 4R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio, Recupero) del Decreto Ronchi del 1997 e data per acquisita a livello europeo, il Riutilizzo è secondo solo alla Riduzione e precede il Riciclo. Il processo di riciclaggio, almeno in Europa dove ci sono alti livelli di raccolta differenziata, è un processo che è in mano prevalentemente alle aziende. Mentre il Riutilizzo non è un processo energivoro, e soprattutto è potenzialmente nelle mani di chiunque. In Italia questo settore dà da divere (o comunque integra il reddito) ad almeno 70.000 persone.

Tuttavia, al di là dei proclami normativi, il Riutilizzo è spesso assente nei Piani di Gestione dei Rifiuti. Tra le motivazioni di quest’assenza vi è sicuramente la difficoltà di elaborare soluzioni su scala. Il settore economico di riferimento del riuso è quello della vendita di merci usate: un universo variegato nel quale rientrano rigattieri, venditori in conto terzi, ma anche rovistatori e svuotacantine informali.

Questa ultima categoria rappresenta lo zoccolo duro del fenomeno, ed è composto da microimprese in gran parte informali, motivo per cui faticano a organizzarsi compattamente e a far sentire la loro voce. Nel 1989, l’economista Hernando De Soto dichiarava: “il settore informale è come un elefante: non siamo in grado di definirlo, ma sappiamo riconoscerlo quando lo vediamo”. Verosimilmente tale difficoltà di definizione giustifica in gran parte la mancata considerazione del Riuso tra le strategie di gestione dei rifiuti.


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