L’associazione ViviBalon rappresenta i waste picker torinesi. E’ nata a Torino nel 2001 per colmare il vuoto normativo seguito alla riforma del commercio voluta da Bersani, che aveva abrogato le autorizzazioni del TULPS (121 e 124). Quelle licenze regolavano l’attività di decine di migliaia di lavoratori del riutilizzo, improvvisamente diventati informali da un giorno all’altro. Riunendosi in associazione, questi lavoratori sono riusciti a continuare a operare.
L’Associazione ViviBalon, nata nel 2001, riunisce gli operatori del mercato del Balon e i residenti della zona. Il suo scopo principale è promuovere socialità e partecipazione, contribuendo alla riqualificazione sociale e ambientale del mercato, parte integrante del patrimonio storico e culturale di Torino.
L’associazione si impegna a tutelare lo spirito originario del Balon, valorizzandone cultura e identità, e a rappresentare questo luogo di confronto tra i diversi interessi presenti, lavorando per il miglioramento generale dell’area.
Oggi ViviBalon gestisce il mercato delle pulci del sabato, che conta oltre 400 espositori, tra cui molti rom. Ciò è possibile grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale di Torino, che nel 2005 ha istituito un’Area di Libero Scambio dedicata agli operatori dell’usato con apposita delibera.
In un quadro di generale difficoltà dei lavoratori informali del riutilizzo di organizzarsi per lavorare in modo regolare, il modello torinese rimane tutt’oggi l’esperienza più avanzata a livello nazionale e una buona impostazione da espandere. I motivi di questo successo sono stati una forte coesione interna e l’appoggio e la collaborazione delle istituzioni locali. La multietnicità del mercato garantisce protezione dalle dinamiche mafiose verificatesi in un tentativo simile fatto a Roma nel 2010, e l’attività dei ricettatori è impedita dal divieto di esporre le merci tipiche della ricettazione. Ce ne ha parlato Alessandro Stillo, abitante del Balon e membro di ViviBalon, oltre che fondatore ed ex presidente di Rete ONU.
Per la sua efficacia e continuità, il modello torinese è un esempio di sistema regolarizzato e sostenibile ed è in via di adozione anche in altri luoghi, tra cui Palermo con lo storico mercato di Ballarò.


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