Lavoratori, acquirenti abituali e sostenitori del Suk si sono mobilitati la mattina del 15 dicembre davanti al palazzo della Regione Piemonte, dove era in corso la discussione sulla nuova convenzione per la gestione del mercato di via Carcano. “Vogliamo lavorare!”, gridavano i manifestanti. Al centro della protesta, le nuove restrizioni volute dall’assessore regionale Marrone, che limiterebbero drasticamente lo svolgimento del principale mercato dell’usato di Torino.
“Chi vuole chiudere il Suk evidentemente non ci è mai stato”, afferma una delle manifestanti, una frequentatrice abituale del mercato. “È una realtà importante sia per chi ci lavora sia per chi ci fa acquisti. È un luogo di socialità, quasi di famiglia”.
Il Suk di Via Carcano
Il Suk si svolge ogni fine settimana in Via Carcano, a Torino. Una volta faceva parte del Balon del sabato, nel quartiere torinese di Borgo Dora, da cui è poi stato allontanato e ricollocato in un’area più periferica. Già allora, come accade oggi, lo spostamento appariva come il tentativo di marginalizzare un’attività da sempre oggetto di pregiudizio.
“Io facevo il Balon quando ero studentessa”, racconta un’anziana venditrice venuta a protestare ieri. “Ma a un certo punto ci hanno mandati via. Per due anni sono rimasta come abusiva e la polizia mi ha caricata. Alla fine siamo venuti in via Carcano. Ora ho 81 anni e prendo 625 euro al mese. Se non avessi il mercato per pagare l’affitto dovrei fare l’elemosina. Ma questo è un lavoro dignitoso, ed è riutilizzo, vendiamo merci usate che verrebbero buttate via”.
Oggi è il Suk, più che il Balon, a incarnare lo spirito originario del mercato: un luogo in cui oggetti (e persone) trovano una seconda vita, oltre che un luogo di socialità e supporto reciproco. Al Suk si può trovare di tutto – mobilio, abiti, oggetti per la casa, stoviglie, libri, tappeti, occhiali, computer, telefoni… Si tratta di merci usate e salvate dal diventare un rifiuto.
Sono più di 700 gli espositori che ogni weekend vendono la loro merce ai più di 5000 visitatori settimanali del mercato. Ogni anno grazie al Suk vengono riutilizzate 2mila tonnellate di merci, con un notevole impatto ambientale. Per non parlare dei benefici sociali ed economici: a lavorare al mercato sono persone emarginate come rom, migranti, ma anche anziani o persone che per qualsiasi motivo hanno bisogno di integrare il loro reddito con le entrate del mercato.
“Io sono qui dal 2008”, racconta un venditore. “Ho avuto problemi e questo mercato mi ha aiutato a reintegrarmi nella società. Per me è stato un modo per uscire dalla strada. Se lo chiudono non ho un altro posto dove andare”».
“Ho 55 anni e sei figli”, spiega un altro espositore. “Ho cercato un altro lavoro, ma nessuno mi chiama. Con il Suk mangiamo, paghiamo l’affitto, mandiamo i bambini a scuola. Questo è il mio lavoro. Alla mia età non potrei trovarne un altro”.
Il vantaggio riguarda ovviamente anche gli acquirenti: sono spesso persone in difficoltà a comprare al mercato, dove si può trovare di tutto a poco prezzo.
“Noi vendiamo a poco prezzo”, spiega la signora di prima. “La gente che viene a comprare da noi è gente che non potrebbe permettersi altro. È povera gente come noi. Anche gli studenti vengono a comprare le cose per arredare la casa. In tanti anni che sono qui non ho mai visto criminalità. Anche perché i controlli dei vigili sono quotidiani”.
Ed è proprio dagli acquirenti abituali del mercato che è partita una raccolta firme a sostegno del Suk, che nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 dicembre è stata sostenuta da oltre 1000 persone. Qui il link per sostenere l’iniziativa.
La nuova legge regionale e la convenzione del Comune di Torino
La protesta scoppiata negli scorsi giorni è dovuta al fatto che il Comune di Torino ha accettato le restrizioni imposte dalla Regione, volute in particolare da Maurizio Marrone, l’assessore di Fratelli d’Italia alla regione Piemonte, e da Fabrizio Ricca, membro del consiglio comunale di Torino. Le nuove misure prevedono:
- La riduzione delle giornate di apertura: oggi sono più di 100, con la nuove legge saranno limitate a 52 (le 12 previste dalla legge regionale più le 40 ottenute grazie alla Convenzione tra Regione e Comune).
- L’introduzione di paletti stringenti su chi può accedere come venditore al mercato: dovranno essere solo persone seguite dai servizi sociali, che ne confermino la difficoltà socio economica. Questa misura non tiene conto del fatto che non tutte le persone in difficoltà economiche sono seguite dai servizi sociali, senza contare l’evidente violazione di un principio elementare di riservatezza circa le condizioni della persona.
- L’obbligo di presentare un inventario completo delle merci prima di ogni giornata di lavoro. Un’operazione impossibile sul piano logico, prima ancora che amministrativo.
“È una cattiveria che non ha senso”, commenta un venditore. “Dicono che c’è troppa refurtiva, ma noi siamo solo un mercato. Ci sono i vigili dalle cinque del mattino e girano tutto il giorno. Non ci sarebbe modo di introdurre merci illegali”.
Le novità legali
L’8 luglio del 2025 è stata modificata la legge relativa al settore del commercio (legge regionale n. 28 del 12 novembre 1999), che con le nuove modifiche all’articolo 11bis prevede:
2 bis. Per i mercatini organizzati nell’ambito di progetti finalizzati al contrasto alla povertà e all’esclusione sociale di cui al comma 1, ciascun comune autorizza un numero massimo di dodici giornate all’anno, salvo diversa apposita convenzione con la Regione, approvata con deliberazione della Giunta regionale, previo parere vincolante della commissione consiliare competente.
2 ter. In caso di inadempimento da parte del comune a quanto previsto dal comma 2 bis la Regione, previo accertamento formale, esclude il comune inadempiente dai bandi regionali per contributi o finanziamenti relativi al commercio, alle politiche urbane, alla rigenerazione urbana e al decoro cittadino e all’efficientamento energetico, per l’intero anno in cui la violazione si è verificata.
Questa modifica prevede dunque che ciascun Comune possa organizzare sul proprio territorio non più di dodici mercatini nell’ambito dei progetti finalizzati al contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Con questa clausola, la Regione ho potuto negare al Comune di Torino l’accesso ai fondi destinati ai Distretti del Commercio, determinando un taglio di circa 300 mila euro destinanti in larga parte ai quartieri periferici e alle aree commerciali più fragili. “E’ un ricatto”, affermano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, e della Capogruppo di AVS in Regione Piemonte, Alice Ravinale.
La Regione ha motivato il diniego sostenendo che il Comune non avrebbe rispettato la normativa regionale relativa al mercato di libero scambio, in particolare la disposizione che limita tale attività a 12 giornate annuali. È solo grazie all’esistenza di una Convenzione tra il Comune e la Regione che si è potuto aumentare di 40 il numero di giornate, arrivando alle 52 di cui si parla ora. La convenzione attuale è in vigore dal 31 agosto e scadrà il 31 dicembre 2026.
Le dichiarazioni di Alice Ravinale e Marco Grimaldi
Riportiamo le dichiarazioni complete di Grimaldi e Ravinale.
“Il Barattolo è un pezzo della storia migliore di Torino, di una città che ha saputo integrare, valorizzare e amministrare la realtà anche ai suoi margini con ingegno e creatività, trovando soluzioni virtuose per tenere vivo un luogo di incontro che permette a chi è più in difficoltà di comprare a poco o guadagnare qualcosa e alla nostra comunità di riutilizzare 2mila tonnellate di merci l’anno. Ora, dopo il controverso spostamento dalla sede storica del Balon a via Carcano, Ricca e Marrone tornano alla carica dimezzando le giornate di apertura, imponendo controlli e documentazioni esagerati, ma soprattutto imponendo al Comune di Torino di accettare la misura col ricatto di un taglio dei fondi. Ora, la convenzione fra Comune e Regione scadrà il 31 dicembre del 2026 e bisogna scongiurare il rischio che quella successiva, che ci sarà solo grazie alla mobilitazione delle nostre consigliere regionali, sia ancora peggiorativa, perché la legge regionale disegnata dalla destra non prevede più di 12 giornate. Non possiamo permetterlo. Il tempo per organizzarsi e mobilitarsi c’è. La nostra società produce e produrrà sempre più poveri, a cui la destra che governa il Piemonte ha deciso di fare la guerra. Questa volta, nessuna base sociale nemmeno esigua si è mobilitata contro il mercatino di via Carcano, la polizia locale è sempre presente svolgendo verifiche su ogni operatore. Quella in azione è pura volontà politica di emarginare i più fragili, tra cui tante persone straniere. È un attacco all’economia circolare, a un meccanismo di riuso che sottrae tanti oggetti alla trasformazione in rifiuto, mentre aiuta le persone e offre a chi è straniero un’occasione di integrazione. Ed è un attacco alla Città di Torino, perché limitare le attività del Barattolo aumenterà proprio quell’illegalità che Ricca e Marrone dicono di voler combattere. Appoggiamo l’associazione Vivi Balon, appoggiamo i venditori, appoggiamo le migliaia di persone che ogni weekend frequentano e tengono vivo quel mercato e che stamattina erano presenti a centinaia sotto il Consiglio Regionale. Domenica mattina, 21 dicembre, tutti in via Carcano a comprare un regalo al Barattolo”.
Secondo Ravinale e Grimaldi dunque l’obiettivo delle prossime mobilitazione dovrà essere quello di tenere accesi i riflettori sulla realtà del Suk, con tutti i suoi risvolti e benefici sociali, ambientali ed economici.


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