A Torino e Milano dal 2016 è attiva l’associazione Eco dalle Città, che lavora nel recupero e nella redistribuzione delle eccedenze alimentari. “Il percorso è nato per risolvere il problema ambientale delle grandi eccedenze prodotto ogni giorno dai mercati; desideravamo trovare una soluzione di intercettazione sistematica, dove a essere privilegiate fossero le opzioni di riutilizzo, laddove le raccolte compiute dalle aziende di igiene urbana, per come è strutturato il sistema, si focalizzano su smaltimento o su forme di recupero diverse dal riutilizzo”, ha detto il portavoce Luigi Vendola.

Eco dalle Città è un notiziario online che tratta temi di ambientalismo urbano. Dieci anni fa è nata un’associazione omonima che affianca il notiziario nella diffusione di iniziative a carattere ambientale all’interno dei centri urbani, attraverso azioni di sensibilizzazione per sostenere stili di vita, di produzione e di consumo ecologicamente e socialmente sostenibili. Dal 2022 l’Associazione diventa APS, associazione di promozione sociale ed iscritta al RUNTS. 

Il lavoro di Eco dalle Città si svolge parallelamente sui tre pilastri interdipendenti dello sviluppo sostenibile: la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Le azioni messe in campo sono infatti iniziative di contrasto allo spreco alimentare nelle città di Torino e di Milano, danno lavoro principalmente a persone con background migratorio e offrono un servizio gratuito alla popolazione locale.

Il progetto principale si svolge nei mercati cittadini (a Torino e a Milano), dove al termine dell’orario di vendita gli operatori di Eco dalle città, le ‘Sentinelle Salvacibo’, raccolgono dai banchi l’ortofrutta invenduta della giornata, ancora edibile ma poco adatta ai canoni estetici che gli acquirenti si aspettano dai prodotti che comprano. Per evitare quindi che frutta e verdura diventino senza ragione un rifiuto aggiunto alla già importante quantità di spreco prodotta quotidianamente nella catena alimentare, oltre che per sostenere persone che spesso vivono in condizione di povertà alimentare, l’ortofrutta di scarto viene recuperata e organizzata in cassette miste. Ai recuperatori non si richiede nessun requisito particolare: l’obiettivo primario è evitare lo spreco. Questo non impedisce comunque che siano perlopiù persone in situazioni di necessità a usufruire del servizio. Anziani, studenti, famiglie, persone senza fissa dimora. Chi ha perso il lavoro e ha bisogno di un periodo di supporto per provvedere alla spesa di alimenti, chi recupera per il suo vicinato, chi prende per distribuire ad amici e conoscenti. Per molti il momento del recupero è anche un’occasione di socialità e di comunità, un modo per conoscere i propri concittadini e di curare le relazioni tra i recuperatori e i venditori.

Il percorso è nato per risolvere il problema ambientale delle grandi eccedenze prodotto ogni giorno dai mercati; desideravamo trovare una soluzione di intercettazione sistematica, dove a essere privilegiate fossero le opzioni di riutilizzo, laddove le raccolte compiute dalle aziende di igiene urbana, per come è strutturato il sistema, si focalizzano su smaltimento o su forme di recupero diverse dal riutilizzo. Da lì l’intuizione di coinvolgere migranti richiedenti asilo, impiegandoli in un servizio utile a tutta la collettività. A livello simbolico, culturale e anche psicologico l’iniziativa ha un impatto molto importante. I migranti smettono di sentirsi un peso per la società, e anche gli italiani che accedono ai servizi da loro offerti cominciano a vederli con altri occhi. I ragazzi che coinvolgiamo tendenzialmente sono di due tipi. Abbiamo i migranti in transito, ossia che sono in Italia solo di passaggio, che cercano un reddito onesto limitatamente al periodo in cui rimangono. Abbiamo poi un altro gruppo di ragazzi che è interessato veramente dell’attività, perchéla vedono come un’alternativa al caporalato e allo sfruttamento, e perché, in molti casi, si sono realmente appassionati ai contenuti ambientali e sociali del progetto. Per ora siamo riusciti a fare 5 contratti a tempo indeterminato, ai quali si aggiungono collaborazioni part time, che i ragazzi integrano con altri
lavori serali, per esempio nel campo della ristorazione”.
Luigi Vendola ci ha aggiornato sugli sviluppi di questo progetto.

“Su Torino siamo ormai attivi in 8 mercati. Nel 2025 siamo riusciti a recuperare 121700 kg tra frutta, pane e verdura, distribuiti mensilmente a circa 2750 beneficiari. L’eccedenza alimentare è stata utilizzata anche per cucinare circa 40 pasti caldi al giorno serviti ai senza fissa dimora e in dormitori femminili. Inoltre abbiamo avviato un nuovo progetto durante il lockdown del 2020, quando le persone in grave difficoltà erano moltissime: in sinergia con la Carovana Salvacibo, della quale siamo promotori, siamo andati a ritroso nella filiera rivolgendoci al CAAT, che è un grande mercato ortofrutta all’ingrosso; grazie alle eccedenze alimentari di questo importante snodo di filiera siamo riusciti nel 2025 a recuperare un ulteriore volume di 97990 kg di cibo, che è stato donato a 38 organizzazioni solidali, tra enti del terzo settore, Chiese e Moschee, che in questo modo hanno potuto dare da mangiare a oltre 3500 persone. La parte di scarti alimentari che non è distribuibile, la facciamo compostare presso l’orto urbano del Parco dell’Arrivore; il progetto si chiama Lombrico Amico. In generale, ci siamo concentrati sull’ortofrutta perché carne, pesce e lattei non sono facili da gestire senza refrigerazione”.


A Torino è attivo dal 2016 anche il progetto Vivilibrun. “I migranti
e richiedenti asilo coinvolti nel nostro progetto hanno hanno lavorato anche al recupero dei libri presso l’Area di Libero Scambio di Via Carcano
, libri che poi li hanno ridistribuito in tutta la città sfruttando una pluralità di canali: cinque librerie a
cielo aperto in piazze e giardini, che vengono rifornite ogni due settimane, due
biblioteche scolastiche, alcuni circoli ARCI e una discreta rete di bar e ristoranti
che li mettono a disposizione dei loro clienti”.


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