Annibale Salvatore è un waste picker di Torino che da più di 30 anni affianca il lavoro settimanale da dipendente alla vendita nei mercatini nelle pulci nel weekned. Ci ha raccontato la sua esperienza, prima al Balon, oggi al Barattolo di via Carcano. “Sarebbe uno spreco e un peccato buttare oggetti in ottimo stato e impedire a persone in difficoltà di usufruirne”.
Annibale Salvatore ha 65 anni e da quando ne ha 7 sa cosa vuol dire lavorare al mercato. Ha iniziato con sua nonna nella piazza di Borgo Vittoria, vendevano oggetti e giocattoli. La Torino della sua infanzia era molto diversa da quella di oggi; cresciuto nel quartiere di Barriera di Milano, ha visto cambiare radicalmente la sua popolazione e le modalità di lavoro. Lui stesso ha cambiato più mansioni: vigilante, verniciatore, operaio. Ma il suo mestiere, la sua passione, è aggiustare le bici. A 14 anni, alla morte del padre, ha iniziato a lavorare come telaista per le bici da corsa. Era il 1976. Racconta con simpatia che fin da subito il suo soprannome all’interno dell’azienda era “Mani d’oro”, guadagnato per la sua rapidità di apprendimento e per la sua spiccata manualità. “Il lavoro non si insegna, si ruba guardando fare le mani degli altri. Nessuno nasce imparato”, ci dice. Ha lavorato come telaista per più di 25 anni. Nel frattempo il mercato è cambiato, le normative per si sono fatte più stringenti e il riutilizzo di pezzi vecchi è stato sempre più ostacolato. Così, con la chiusura dell’azienda che lo aveva accolto da ragazzino, ha cambiato mestiere.
Ma nel frattempo, a partire dai primi anni ‘90 il suo lavoro ha trovato un altro sbocco nei mercati dell’usato di Torino, prima al Balon e poi al Barattolo di via Carcano. L’idea gli era stata data da un amico, rimasto senza lavoro nell’inverno dell’88 a seguito di una crisi nel mercato dei lavoratori dell’edilizia.
“Il mio banco è stato per anni un punto di ritrovo per giovani e adulti. In una città come Torino, tutti girano in bici. Ma in caso di guasto, sostituire il pezzo rotto con uno nuovo può arrivare a costare molti soldi. Io riutilizzavo pezzi donati da mezzi usati o abbandonati, che la gente sapeva di poter dare a me invece di buttarli. Così, molte persone senza grandi disponibilità economiche potevano cambiare per 5 euro un pezzo che nuovo ne sarebbe costato almeno 50”. Il riutilizzo ancora una volta dimostrava i suoi vantaggi economici, ambientali e sociali.
Annibale, così come gli altri venditori, smercia varie tipologie di oggetti: vestiti, oggetti, libri. Beni regalati da amici o da persone che vogliono disfarsi di oggetti che non utilizzano più. Alcuni dei mercatari sono svuotacantine di mestiere, e ad alcuni di loro, racconta Annibale, nel corso degli anni sono capitate tra le mani delle vere e proprie fortune. Ma sono eccezioni. Normalmente, quelli che sono genericamente inquadrati nella categoria di waste picker, sono raccoglitori informali, che rivendono a poco prezzo merci usate ancora in buono stato. A beneficiare di questa pratica sono sia i venditori che gli acquirenti. “Questo mercato consente a tanta gente di campare. Dappertutto ci sono pochi soldi che girano. Questi mercati sono un riferimento per chi non ne ha e deve accontentarsi di roba vecchia, dagli abiti ai piatti, ai giocattoli”, racconta Annibale.
Negli anni tuttavia le istituzioni non hanno sempre saputo (o voluto) valorizzare il settore del riutilizzo. Prima c’è stato lo spostamento dal Balon di Borgo Dora a Via Carcano, uno spazio più periferico e meno frequentato. L’emarginazione sociale dei poveri e delle minoranze (rom, migranti) è un processo politico che si rinnova ogni volta che serve trovare un colpevole ai problemi di degrado e immondizia della città. Ma non è solo una questione di amministrazione locale: ovunque, in Italia e in Europa, le politiche ambientali per la gestione dei rifiuti favoriscono i processi industriali di riciclo piuttosto che quelli del riutilizzo, che di conseguenze si svolgono in maniera informale.
Annibale ora è in pensione e svolge il mercato più per passione che per necessità economica. Ma non potrebbe comunque più lavorare come una volta: negli ultimi anni è infatti stato proibito il commercio e la vendita dei pezzi vecchi delle bici, restringendo il mercato alle aziende e ai negozi che acquistano pezzi nuovi. Il pretesto è sempre lo stesso, ovvero la paura della ricettazione e la volontà di riservare ambiti di lavoro ad attività commerciali regolarmente registrate. “Io so esattamente da dove viene ogni singolo oggetto che vendo. Non sono merci rubate, ma salvate dal diventare un rifiuto. Sarebbe uno spreco e un peccato buttare oggetti in ottimo stato e impedire a persone in difficoltà di usufruirne”, conclude Annibale.


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