Palermo, l’amministrazione comunale annuncia il rifacimento della pavimentazione della piazza San Saverio. Si parla di “riqualificazione”, ma persone che su quello spazio hanno sempre lavorato, i mercatari di usato di Ballarò, temono che possa essere sinonimo di “espulsione”. “Ci è stato imposto, nessuno ci ha coinvolto. Si parla di riqualificazione del mercato, ma io vedo solo restringimenti”, ha dichiarato Cetty, presidente dell’associazione Sbaratto che rappresenta i waste picker palermitani. “Questo è un abuso”.
A Palermo, nel cuore dell’Albergheria, la parola “riqualificazione” rischia, secondo chi vive e lavora in questo quartiere, di trasformarsi in un sinonimo di espulsione. L’annuncio dell’amministrazione comunale sul rifacimento della pavimentazione di piazza San Saverio, uno degli spazi centrali del mercato del riuso, viene raccontato come un intervento di decoro urbano e di rilancio. Ma per chi da quella piazza trae il proprio sostentamento, suona piuttosto come un segnale d’allarme.
Non sarebbe la prima volta, infatti, che interventi di questo tipo diventano un pretesto per allontanare i venditori. È già accaduto con il campetto di bocce: riqualificato grazie a un intervento della Red Bull, una volta sistemato è stato chiuso ai mercatari che da anni svolgevano lì la loro attività. I venditori sono stati prima spostati in viale delle Scienze, un luogo dove nessuno era a conoscenza della loro presenza e dove, di fatto, non riuscivano a vendere nulla; successivamente sono rientrati in zona e oggi trovano posto nella villetta di corso Tukory.
Ora lo stesso destino potrebbe riguardare piazza San Saverio. I mercatari protestano soprattutto per il mancato coinvolgimento nel processo di riqualificazione, che dovrebbe partire a breve e del quale sono venuti a conoscenza soltanto leggendo i giornali.
Nato negli anni Novanta, il mercato del riuso permette a centinaia di persone escluse dal mercato del lavoro di ottenere un reddito di sussistenza vendendo oggetti recuperati da vecchie case, da donazioni e molto spesso dai cassonetti. Si tratta di una filiera solida, capace di intercettare lo scarto e rimetterlo in circolo. Nei fine settimana si registrano picchi che arrivano fino a mille venditori.
Durante la giunta Orlando, grazie al lavoro dell’assemblea di quartiere SOS Ballarò e al supporto dell’Università, era stato avviato un percorso di emersione dall’abusivismo, di regolamentazione e di formalizzazione del mercato. Nel 2019 è nata l’associazione Sbaratto, è stato elaborato un regolamento e si stava cercando di migliorarlo attraverso una fase di sperimentazione. Un processo faticoso ma virtuoso, che puntava a tenere insieme legalità, lavoro povero e dignità. Poi però tutto si è fermato. Come molti altri percorsi, si è arenato e non è mai stato davvero ripreso con l’insediamento dell’amministrazione Lagalla.
“Noi questa notizia l’abbiamo appresa dai giornali – dice Cetty, presidente dell’associazione Sbaratto – ci è stata imposta, nessuno ci ha coinvolto. Si parla di riqualificazione del mercato, ma io vedo solo restringimenti: prima il campetto, adesso piazza San Saverio. Nel 2024 si è parlato di regolamentazione, ma noi siamo ancora completamente abusivi, nessuno ci ha mai chiamato a costruire delle regole. Mi chiedo: fino a che punto dobbiamo arrivare? Ci sposteranno al parcheggio Basile? Qui c’è povera gente che non campa di merce rubata ma di cassonetti. Noi facciamo parte di quella fascia che dovrebbe essere aiutata, non cacciata o spinta verso l’illegalità, dobbiamo andare a rubare? Questo è un abuso”.
Per Giulia Di Martino, anche lei dell’associazione Sbaratto, il mercato del riuso rappresenta prima di tutto un ammortizzatore sociale: “Non c’è sostegno politico – protesta – non c’è nemmeno un incoraggiamento politico. Anzi, c’è uno stigma fortissimo alimentato anche da una parte dell’informazione, per cui questo mercato diventa automaticamente “il mercato del rubato”. La maggior parte della merce viene da traslochi, donazioni, recupero dai cassonetti. Se esiste merce rubata, non riguarda Sbaratto, e cioè chi si sta mettendo in gioco e chiede regole costruite dal basso, con il contributo di chi questo lavoro lo fa da anni. A nostro avviso questa è economia circolare popolare”.


Lascia un commento