In Italia decine di migliaia di operatori informali vivono di riutilizzo e recupero di beni usati. Ma ad oggi, nonostante i molteplici tentativi di regolarizzazione, il lavoro ecologico degli ambulanti resta in larga parte non riconosciuto dalle istituzioni. “L’informalità non nasce dal nulla. Nasce anche dall’esistenza strutturale in Italia di una percentuale abnorme di economia sommersa”, dichiara Aleramo Virgili di Rete ONU, ex membro di Opera Nomadi.
In Italia gli operatori vulnerabili del riutilizzo si dedicano prevalentemente all’ambulantato e, secondo le stime diffuse negli ultimi anni da Osservatorio del Riutilizzo e Rete ONU, costituiscono una popolazione che si aggira attorno alle 80.000 unità. Di questo grande universo informale, sono circa 4500 gli addetti che fanno parte dell’associazione Rete ONU (andando a costituire circa un terzo della sua base sociale).
“Gli operatori vulnerabili di Rete ONU sono generalmente coinvolti in processi di aggregazione e/o regolarizzazione anche se in alcuni casi avviare dialoghi costruttivi con le amministrazioni locali è difficile o addirittura impossibile” spiega il rappresentante del comparto vulnerabili di Rete ONU Aleramo Virgili.
“A Roma ad esempio, prima del 2008, avevamo fatto importanti passi avanti nella regolarizzazione dei mercatini dell’usato degli operatori rom: un percorso che offriva stabilità lavorativa a seicento famiglie in difficoltà. Poi, la deriva securitaria ed elettoralistica delle amministrazioni che si sono succedute, di qualsiasi colore fossero, hanno reso pressocché impossibile il ripetersi di tali esperienze. A parte timidissimi tentativi di rimettere mano alla questione regolarizzazione, i mercatini dell’usato si sono sviluppati caoticamente su aree private, o spontaneamente e senza autorizzazione in luoghi di passaggio o davanti a centri commerciali, con le conseguenti criticità che tutti possiamo immaginare. Il fenomeno quindi non è sparito, ma al contrario si è diversificato ed è aumentato. La pandemia prima, e la crisi economica poi, sono stati formidabili accelleratori di questo processo”.
“Il movimento per la regolarizzazione è vivo in tutta Italia, specialmente in alcune grandi città. Grazie alla loro capacità di aggregazione ed organizzazione, gli operatori dell’usato dell’associazione Vivibalon di Torino lavorano ormai da tanti anni in modo autorizzato. A Palermo gli operatori dell’usato del mercato storico di Ballarò, riunitisi nell’associazione Sbaratto, sono impegnati in un dialogo tecnico con l’amministrazione locale e sperano di ottenere la regolarizzazione. Così come gli ambulanti di Via Bologna IV Municipalità a Napoli, che dal 2005 lottano per la regolarizzazione e legalizzazione della loro attività. Ci sono poi i raccoglitori di rottami ferrosi e di beni usati riuniti nella rete Eticons, nella Cooperativa Sociale Pro Service Drinn Green e in Consorzio Equo, nelle principali città del centro e nord Italia, che sono riusciti a rendere legale la loro attività di approvvigionamento e sono più di mille”.
L’innalzamento degli standard di tracciabilità e controllo, che è contestuale ai nuovi scenari di Economia Circolare, farà sparire le economie informali del recupero e del riutilizzo? A questa domanda Virgili risponde: “l’informalità non nasce dal nulla. Nasce anche dall’esistenza strutturale in Italia di una percentuale abnorme di economia sommersa. Basti pensare a quanto questo “pesa” in certe filiere come quelle dell’agricoltura, costruzioni, abbigliamento (persino tra le griffe più note). Il lavoro informale della raccolta dei rifiuti e del riutilizzo non sparirà; anche perché quando si produce “in nero”, inevitabilmente si deve “smaltire in nero”. L’economia attuale non può prescindere da questo processo bifronte. Bisogna solo scegliere se si vuole fare emergere l’attività del riutilizzo o se mantenerlo nel limbo delle poche concessioni e molte repressioni: allo stato perenne di fenomeno simile ai “fiumi carsici” come abbiamo detto più volte. Se i vulnerabili saranno coinvolti e regolarizzati in base a standard giusti ed applicabili, a beneficiarsene sarà tutta la collettività. Se invece saranno ignorati e tenuti al margine, continueranno ad essere taglieggiati dai soliti sfruttatori, capi e capetti della micro e macro criminalità”.
“La pauperizzazione e l’emarginazione sociale di sempre maggiori fasce della popolazione aumenta a dismisura l’influenza del ‘guadagno facile’ e del ‘lavoro illegale’ come ‘risposta di prossimità’ alla disperazione sociale”, continua Virgili. “Esistono ormai interi quartieri fuori controllo. Occorre concretamente avviare percorsi e processi di inclusione sociale che diano speranze di vita dignitosa e salvaguardia del bene comune. Continuare a giocare a guardie e ladri è la cosa più stupida e improduttiva che si possa fare”.
“Ogni tanto, a beneficio dei media, ci sono amministrazioni che fanno interventi sicuritari spot, che ovviamente non hanno nessun effetto concreto e duraturo. Il problema se vuole essere risolto deve essere affrontato alla radice, senza negare il fenomeno né immaginare illusoriamente di distruggerlo. Rete ONU chiede da anni di regolarizzare questi settori, non c’è motivo per non farlo. Serve solo riconoscere il fenomeno e creare delle regole ad hoc per l’emersione. Già nel 2009 una legge indicava il percorso per la valorizzazione ecologica dei mercati dell’usato, da promuovere attraverso un dialogo tra operatori e istituzioni locali, parlava di istituire conferenze di servizi ad hoc, ma poi è rimasta lettera morta. Questa legge aveva il grande pregio di riconoscere che i mercati degli operatori vulnerabili sono un’attività di valore ecologico, non sono i mercati della ‘monnezza’ e dell’illegalità; i problemi, che ovviamente ci sono, possono essere superati solo introducendo regole chiare su come devono funzionare i mercati. Quando nascono percorsi positivi la maggior parte degli operatori partecipa, vanno solo persuasi dei vantaggi della regolarizzazione”.
La Proposta di Legge d’iniziativa dei deputati Vignaroli, Zolezzi, Busto, Daga, de Rosa, Mannino, Micillo, Terzoni “Disposizioni per la disciplina e la promozione dell’attività di compravendita di beni usati, istituzione del Consorzio nazionale del riuso, nonché disposizioni per la formazione degli operatori del settore” presentata il 17 giugno 2015 conteneva, tra le altre cose, una piattaforma d’emersione rivolta al segmento degli operatori del riutilizzo ambulanti.
Essa principalmente comprendeva:
- La creazione di un apposito profilo di microimpresa cui corrispondesse una leva fiscale sostenibile; accessibile solo da un soggetto che non abbia facoltà di accedere a concessioni individuali di occupazione di suolo pubblico, e che quindi operi sotto forma itinerante esclusiva;
- La creazione di appositi mercati, aree di libero scambio volte a circoscrivere la legittimazione a operare, e al ruolo da attribuire ad associazioni, organizzazioni di volontariato e solidarietà, al fine di organizzare tali aree, dentro programmi d’inclusione e autopromozione sociale che potessero legittimare i soggetti ad operare.
Nella diciottesima legislatura altre analoghe proposte di legge firmate da esponenti del M5S, del PD, della Lega e di Sinistra e Libertà riproponevano esattamente lo stesso approccio.
“La ratio” spiega Virgili “era quella di tenere assieme la funzione solidale immediata con la possibilità di guidare i soggetti verso il raggiungimento delle condizioni per una completa emersione. Ma purtroppo tutte queste proposte di legge si sono perse nelle nebbie del Palazzo”.
“Le politiche di emersione non possono prescindere dal riconoscimento della vulnerabilità sociale degli operatori informali del riutilizzo, valorizzando anche il fatto che sono persone attive, che cercano di vivere dignitosamente facendo uno sforzo incredibile per non cedere alle lusinghe dei facili guadagni e degli sfruttatori di turno”, conclude Virgili. “Non c’è bisogno di assistenzialismi inefficaci, ma di interventi mirati di sostegno e di incubazione; e, soprattutto, della presa di coscienza che la repressione da sola non risolverà mai nessuno di questi problemi e che invece regolarizzare conviene a tutti”.


Lascia un commento