Si è conclusa pochi giorni fa la trentesima Conferenza delle Parti, con cui è arrivato un riconoscimento storico per i lavoratori dell’economia informale da tutto il mondo: per la prima volta anche i waste picker hanno preso parte ai processi decisionali sul clima, rivendicando diritti, tutele e partecipazione reale nella transizione giusta.

Il Movimento dei Lavoratori dell’Economia Informale ha ottenuto una vittoria significativa alla 30esima Conferenza delle Parti (COP30) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), svoltasi a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025: per la prima volta, i lavoratori del movimento sono stati ufficialmente riconosciuti e inclusi nelle decisioni della COP30.

Questo riconoscimento è dimostrato dai provvedimenti adottati dalla Conferenza affinché i Paesi partecipanti istituiscano un meccanismo per una transizione giusta capace di garantire “una partecipazione ampia e significativa che coinvolga tutte le parti interessate, compresi i lavoratori toccati dalle transizioni, i lavoratori informali, le persone in situazioni di vulnerabilità, i popoli indigeni, le comunità locali, i migranti e gli sfollati interni, le persone di origine africana, le donne, i bambini, i giovani, gli anziani e le persone con disabilità, così da permettere percorsi di transizione giusta efficaci, inclusivi e partecipativi…”. Un passaggio del rapporto che rappresenta un cambiamento politico sostanziale, che pone i lavoratori più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici al centro dei processi decisionali. Garantire loro lavoro dignitoso, protetto e di qualità è dunque altrettanto fondamentale quanto mettere in campo azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico.

A tal proposito i punti centrali del rapporto evidenziano: l’importanza degli investimenti sui sistemi educativi e sullo sviluppo delle competenze, anche attraverso l’attuazione di programmi di upskilling e reskilling che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro; la centralità dei diritti del lavoro e dei sistemi di protezione sociale; e infine la più generale considerazione per il settore informale, per l’economia della cura, per le persone disoccupate e per i futuri lavoratori, al fine di garantire una transizione giusta per tutti. La specifica risponde direttamente a un dato di realtà: i lavoratori dell’economia informale nel mondo, nonostante siano spesso i più esposti agli effetti del cambiamento climatico, vengono strutturalmente esclusi dalle tutele e protezioni necessarie.

L’economia informale nel mondo e il ruolo dei raccoglitori di rifiuti

L’economia informale, che comprende 2 miliardi di persone, riguarda il 58% dell’occupazione globale. La maggior parte dei suoi lavoratori vive e lavora nelle regioni a più alta concentrazione demografica del mondo: la costa est dell’Asia, l’Africa, l’America Latina e i Caraibi, ma anche in Europa e in Nord America un numero significativo di persone lavora nel settore in condizioni e con vulnerabilità simili.

Con l’aggravamento del cambiamento climatico questi lavoratori – nonostante siano proprio loro a portare avanti buone pratiche per l’ambiente, come la selezione dei rifiuti – sono tra i più colpiti dagli eventi meteorologici estremi: ogni anno peggiorano i livelli di esposizione allo stress da calore, aumentano i casi di inondazioni urbane, disastri che si aggiungono a disagi di vario tipo che questi lavoratori si ritrovano ad affrontare nei luoghi di lavoro.

Alla luce di questa emergenza, ciò che è accaduto alla COP30 ha rappresentato un momento storico per i raccoglitori di rifiuti. Ha visto una loro partecipazione senza precedenti negli spazi di negoziazione, negli eventi collaterali, nelle discussioni pubbliche, nel People’s Climate Summit, nella Marcia per il Clima di Belém e nelle Blue, Green e Free Zones. I leader dei raccoglitori, provenienti da Brasile, Cile, Nigeria, Sudafrica e Argentina, hanno preso la parola in diversi panel su Transizione Giusta, Rifiuti Zero, Riduzione del Metano, Circolarità di Plastica e Alluminio, Imprese Sostenibili, Finanza Climatica e molti altri temi.

La partecipazione ai tavoli dei rappresentanti del movimento si è intrecciata anche con iniziative concrete realizzate sul territorio. Poco prima della COP30, la cooperativa di raccoglitori di rifiuti Concaves a Belém ha inaugurato un impianto per la gestione dei rifiuti organici, realizzato con il supporto dei leader provenienti dalle regioni dell’Amazzonia, del Pará e da tutto il Brasile. Durante la COP, raccoglitori autonomi e membri delle cooperative hanno recuperato materiali riciclabili prodotti durante l’evento, dimostrando sul posto il loro ruolo essenziale nelle soluzioni climatiche.

Inoltre i waste picker hanno voluto chiarire l’importanza del linguaggio usato nelle politiche climatiche. Nel comunicato emesso dall’Alleanza Internazionale dei Waste Picker si legge: “come raccoglitori di rifiuti e membri dei movimenti dei lavoratori dell’economia informale e dei sindacati, preferiamo utilizzare i termini ‘lavoratori dell’economia informale’ o ‘lavoratori in occupazione informale’ per riferirci a noi stessi, e ‘economia informale’ per indicare il nostro ambito di lavoro. Sosteniamo che il termine ‘lavoratore informale’ sia inappropriato, poiché noi lavoratori dell’economia informale siamo esseri umani, e nessun essere umano può essere definito formale o informale. Sono le forme di lavoro o le economie a essere informali. I termini ‘economia informale’ e ‘lavoratori dell’economia informale’ sono già stati istituzionalizzati nella Raccomandazione 204 (2015) dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Con il riconoscimento del nostro lavoro nelle politiche climatiche, la nostra prossima battaglia sarà garantire che i termini corretti compaiano nei futuri negoziati e nei piani climatici nazionali”.

Continua il comunicato: “dobbiamo assicurarci che vengano concordati meccanismi finanziari adeguati per rendere operativa la Transizione Giusta. La prossima fase della nostra advocacy, delle campagne pubbliche e della mobilitazione si concentrerà sull’esortare gli Stati membri a fornire risorse sufficienti attraverso finanziamenti stabili, prevedibili e pubblici, in modo che la Transizione Giusta diventi una realtà concreta e non un semplice gesto retorico”.

Il ruolo centrale che i Waste Picker hanno assunto nella COP30 è stato ottenuto soprattutto grazie alla determinatezza con cui i popoli indigeni, i sindacati e le organizzazioni della società civile hanno portato avanti campagne e attività di advocacy. Ma nonostante le vittorie, la strada per la giustizia climatica è ancora lunga. Nel comunicato dell’IAWP infatti si legge: “riflettendo su queste vittorie, riconosciamo il lungo percorso che ci attende per continuare l’advocacy. Rimaniamo profondamente grati agli alleati che ci hanno supportato lungo tutto questo percorso: il Governo del Brasile, União Nacional dos Catadores e Catadoras de Materiais Recicláveis do Brasil (UNICATADORES), Movimento Nacional de Catadores de Materiais Recicláveis (MNCR), ANCAT, Global Alliance for Incineration Alternatives (GAIA), Women in Informal Employment: Globalizing & Organizing (WIEGO), Just Transition Alliance, International Trade Union Confederation (ITUC) e la Avina Foundation. Senza il loro supporto, la nostra partecipazione — e queste vittorie politiche — non sarebbero state possibili”.

Programma Mitigazione e Attuazione sui Rifiuti

Un altro traguardo importante della COP30 riguarda l’impegno preso sul Programma di Mitigazione e Attuazione sui Rifiuti. La conferenza ha ribadito l’importanza della riduzione e della gestione dei rifiuti, riconoscendo al contempo le implicazioni sociali del fenomeno e il ruolo centrale dei lavoratori dell’economia informale, con le loro opportunità e sfide. In particolare, è stato sottolineato l’impatto ambientale del lavoro dei raccoglitori di rifiuti e ribadita l’urgenza di contrastare la povertà diffusa nel settore attraverso la creazione di posti di lavoro dignitosi.

In un’ottica di attuazione di strategie per la mitigazione climatica, dovranno essere coinvolti tutti i protagonisti del riutilizzo, della raccolta dei rifiuti e della loro differenziazione. “Invitiamo gli Stati membri che hanno aderito a questo programma a coinvolgerci nella preparazione dei piani nazionali per la riduzione dei gas serra, incluso il metano”.


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